BIELLE SOTTO LE STELLE 2026

Siamo giunti anche quest’anno all’evento più atteso della stagione: il bielle sotto le stelle. A dire il vero, siamo partiti male per due motivi: il primo è che nel percorso, il ponte di ferro a Sesto Calende era chiuso e, di conseguenza, non si poteva percorrere al ritorno obbligando un percorso alternativo (che non sarebbe un gran problema…) ma soprattutto che, il giorno prescelto, davano acqua/temporali/grandine (ovvimente dopo mesi che pare di essere nel deserto). Ovviamente poi non ha fatto nulla…

Poco importa, l’importante è che il sabato successivo il meteo ha retto per poter fare l’evento. Anche perchè, come sempre, il ricavato dell’evento, è destinato all’associazione “+ di 21 ODV” che aiuta i ragazzi affetti dalla sindrome di Down (che è sempre molto riduttivo come termine).

EDIT: alla partenza gli organizzatori danno 201 partecipanti.

Quest’anno… hanno paccato un po’ tutti per svariati motivi, in compenso si sono uniti 2 nuovi centauri: Emilio con la compagna e Ezio. Ritrovo fissato alle 20:45 a Vergiate fronte Picasso, si parte in direzione Cassano Magnago ma prima tappa benzina per essere al via con la ferrea regola benzinati e pisciati.

La safety car con le staffette già schierate
Foto prima della partenza in attesa degli ultimi partecipanti
Starlight di riconoscimento montata

Rispetto al solito cambiamo percorso: niente lago di Varese ma partiamo e imbocchiamo la SS336 direzione Busto, usciamo a Somma e scendiamo verso la diga di porto della torre, risaliamo verso Varallo Pombia, Comignago, Gattico e pit stop a Paruzzaro. Il termometro della moto è perennemente a 28 gradi…

Preparazione della mappa…
Tempo 00:00:00
Velocità stimata — km/h
Distanza 0,00 km
Avanzamento 0%
Tappa benza…

Ripartiamo e puntiamo dritti al Mottarone, quest volta passando subito da Gozzano, scendendo sulla sponda est del lago d’Orta e arrivati Orta San Giulio, al posto di andare a Villa Crespi da Cannavacciuolo (che resta sulla sinistra, giriamo a destra e puntiamo al Bar Alp in vetta al Mottarone che ci aspettano per il ristoro. Salendo la temperatura scende e inizia ad essere un piacevole 22°C in vetta, comunque troppi vista l’altitudine.
Abbiamo tempo per un piatto di pasta (aglio, olio e peperoncino o al pomodoro con annessa bibita e caffè), il tempo di fare 4 chiacchiere e scattare una foto al panorama e si riparte!

Preparazione della mappa…
Tempo 00:00:00
Velocità stimata — km/h
Distanza 0,00 km
Avanzamento 0%
Troppo caldo anche al Mottarone!
Pasta al pomodoro oppure aglio olio e peperoncino?

Al mottarone ci sono anche loro, le 916/996/998/748, le moto più belle mai costruite, presentate nel 1994 ma ancora oggi bellissime, anche più di moto appena presentate sul mercato (qui 2 righe sulla 916)

Signori e Signore, inchinatevi davanti a Sua Maestà Ducati 916/996/998
Passano gli anni ma non invecchia mai!

Inizialmente si voleva puntare diretti a Luino ma poi decidono di fare una sosta intermedia per la benza. Scendiamo dal lato opposto del Mottarone lungo la Borromea, riprendiamo la lacuale in direzione Arona e a Castelletto al solito distributore ci si ferma.

Preparazione della mappa…
Tempo 00:00:00
Velocità stimata — km/h
Distanza 0,00 km
Avanzamento 0%
Tappa benza 2…

Inizia a farsi sentire un filo di sonno ma reggo. Ezio, visto che abita a Castelletto, decide di fermarsi. Noi riprendiamo e arrivati a Sesto passiamo sotto il ponte di ferro, puntiamo per Angera quindi proseguiamo lungo la lacuale passando per Angera, Ispra, Monvalle, Leggiuno, Laveno e proseguiamo per Caldè, Porto Valtravaglia, Germignaga e arriviamo a Luino. Siamo ancora un discreto gruppo, sono le 5 del mattino e il termometro persiste a 25 gradi…

Preparazione della mappa…
Tempo 00:00:00
Velocità stimata — km/h
Distanza 0,00 km
Avanzamento 0%
Tappa ul lungolago di Luino

Inizia il rientro. Da Luino facciamo Grantola che ci porta a Cunardo, quindi in Valganna, passiamo davanti alle grotte e alla fabbrica della Poretti, Varese e proseguiamo per albizzate dove… sorpresa! Iniza a piovere! nulla di eccezionale ma la strada è bagnata e visto che è tanto che non piove, l’esperienza insegna che il polso deve essere molto delicato sul gas per evitare di trasformarsi in geometri misurando l’asfalto. Arriviamo comunque al Muppet Bar per colazione e ritirare la patch.

Preparazione della mappa…
Tempo 00:00:00
Velocità stimata — km/h
Distanza 0,00 km
Avanzamento 0%
Almno un po’ di acqua ci ha dato sollievo
Colazione…

…e conseegna della patch!

Anche quest’anno grazie al motoclub 100HP per l’organizzazione dell’evento che non deve essere scontato, alle loro staffette che ci hanno guidati per tutta la notte, al Bar Alp che come tutti gli anni ci aspettano per il ristoro e al Muppet Bar per la colazione. Ma anche le scuse ai cittadini perchè, 200 moto che transitano in piena notte, non sono proprio silenziose… Ma lo lo facciamo a fin di bene 🙂

LA TRAGEDIA DI CAPODANNO

Capodanno 2026. Ore 1:30. Si festeggia il nuovo anno nel bar-nightclub Le Constellation, nella località sciistica di Crans-Montana (Canton Vallese). Centinaia di persone a festeggiare. Poi il fuoco e la morte di 47 ragazzi e un numero altissimo di feriti. Ma come può accadere una tragedia del genere? Provo ad analizzare quanto accaduto.

Le uscite di emergenza devono rispettare requisiti dimensionali e funzionali precisi per garantire un’evacuazione rapida e sicura in caso di incendio o altra emergenza. La loro larghezza si misura in moduli di uscita (1 modulo equivale a 60cm) e si calcola un modulo ogni 50 persone, calcolato sul massimo affollamento autorizzato dal locale. Ovviamente le porte devono potersi aprire vero l’esterno e grazie a un maniglione antipanico. In luoghi affollati devono essere almeno 2 indipendenti quando l’affollamento è significativoe distribuite in modo da offrire percorsi alternativi. A quanto pare le uscite non erano sufficientemente capienti per il numero di persone ospitate nel locale quindi o le porte erano piccole o il numero di persone all’interno era superiore a quello consentito e dichiarato.

Negli ambienti aperti al pubblico (discoteche, bar, teatri, sale eventi, ecc.) gli arredi, i rivestimenti e gli allestimenti decorativi devono avere caratteristiche specifiche per non favorire l’innesco, la propagazione dell’incendio e la produzione di fumi tossici. La caratteristica più importante è la classe di reazione al fuoco, cioè come un materiale:

  • si accende,
  • contribuisce alla propagazione delle fiamme,
  • produce fumo,
  • genera gocce incandescenti

Si classificano in

  • A1 / A2 → praticamente non combustibili
  • B / C → limitata partecipazione all’incendio
  • D – E – F → combustibilità crescente

Oltre alla lettera, ci sono indici secondari:

  • s1 – s2 – s3 → quantità di fumo (s1 = poco fumo)
  • d0 – d1 – d2 → gocce incandescenti (d0 = nessuna)

In una serata di festa come Capodanno, rivestimenti murali e soffitti sono critici perché aumentano enormemente la superficie esposta al fuoco e spesso sono addobbati con materiali plastici o espansi che non rispettano quanto sopra descritto. Inoltre da come ha preso fuoco il soffitto, fa ipotizzare un materiale che non rispetta le caratteristiche ignifughe richieste nei locali di questo genere.

Affinchè un incendio possa esistere, devono coesistere 3 elementi:

  • Combustibile: sostanza organica o inorganica capace di infiammarsi e bruciare (es. legno, carta, benzina, metano) caratterizzata da una sua specifica temperatura di accensione
  • Comburente: sostanza che alimenta la combustione, generalmente l’ossigeno presente nell’aria
  • Sorgente di innesco: Fonte di energia (calore) che innalza la temperatura del combustibile fino alla sua temperatura di accensione, avvitando la reazione

I 3 elementi costituiscono i 3 lati di quello che viene chiamato “triangolo del fuoco“, un modello teorico che rappresenta i tre elementi essenziali necessari per innescare e sostenere la combustione. Ne deriva pertanto che se uno di questi fattori viene a mancare o viene eliminato, il fuoco non può svilupparsi e/o si estingue.

L’uso di fiamme libere nei locali aperti al pubblico (bar, discoteche, ristoranti, sale eventi, hotel, teatri, ecc.) è uno degli aspetti più critici della sicurezza antincendio, perché costituisce una sorgente diretta di innesco in ambienti spesso ricchi di materiali combustibili e affollati. Per questo è fortemente regolamentato e in molti casi vietato o consentito solo con precise condizioni tecniche e autorizzative.

Al “Le Constellation”, le foto ritraevano una ragazza con un casco nero (perita poi nel rogo) che, in spalla a una seconda persona, aveva in mano due bottiglie con delle fontane luminose perocolosamente alzate al soffitto. Questa è stata con molta probabilità la sorgente di innesco principale del materiale fonoassorbente presente sul soffitto del locale che, con molta probabilità, non soddisfava i requisiti antincendio minimi elencati prima.

Le attrezzature antincendio sono l’insieme dei dispositivi e impianti destinati a rilevare, segnalare, contenere e spegnere un incendio o a consentire l’evacuazione in sicurezza. Nei luoghi aperti al pubblico (locali, ristoranti, discoteche, teatri, ecc.) devono essere dimensionate, installate e mantenute secondo le norme di prevenzione incendi e il livello di rischio dell’attività.

Gli estintori sono il primo intervento contro piccoli focolai, che siano estintori ad anidride carbonica, a polvere o a schiuma. La loro capacità estinguente spesso viene sottovalutata.

Estintore a polvere

Un comune 6kg 34A-233BC a polvere indica che è in grado di spegnere

  • A → incendi di materiali solidi (legno, carta, tessuti, plastica, ecc.)
  • B → incendi di liquidi infiammabili (benzina, solventi, alcol, oli, ecc.)
  • C → incendi di gas infiammabili (metano, GPL, ecc.)

Il numero 34 significa che spegne una catasta di legno di conifera lunga 3,4 m mentre il numero 233 indica il volume del liquido infiammabile (in litri equivalenti di eptano) che l’estintore è stato in grado di spegnere.

Prova di spegnimento per omologare un estintore di classe 34A

Quindi, dopo questa breve spiegazione, siete ancora convinti che l’estintore non serva a nulla? Magari l’uso di un estintore sarebbe stato sufficiente a estinguere l’innesco dell’incendio bloccare tutto sul nascere.

Torniamo alla ragazza con il casco: le scintille hanno iniziato a innesscare l’incendio. L’incendio si divide in 4 fasi:

  • Innesco: è la fase iniziale in cui un materiale combustibile prende fuoco a causa di una sorgente di innesco
  • Propagazione: il fuoco si espande progressivamente ad altri materiali combustibili principalmente per conduzione. in questa fase il locale diventa sempre più caldo e instabile: i gas caldi salgono e si accumulano sotto il soffitto così come si riscaldano superfici e arredi raggiungono la temperatura di ignizione.
  • Incendio generalizzato: tutto il combustibile disponibile brucia contemporaneamente raggiungendo così la massima temperatura, l’irraggiamento termico è elevatissimo il che comporta innesco anche non per contatto col fuoco e comporta anche il coinvolgimento strutturale dell’edificio ma soprattutto si ha produzione massiva di fumo e gas tossici
  • Estinzione e raffreddamento: il fuoco si riduce perché viene meno uno degli elementi del triangolo della combustione (tipicamente il combustibile o il comburente inteso come ossigeno atmosferico)

Quindi capite come, una pronta reazione di fronte all’innesco, l’uso dei sistemi antincendio (leggasi l’uso dell’estintore) avrebbe forse non evitato la tragedia ma avrebbe permesso di ridurne la portata.

Ma manca una cosa molto importante: nell’incendio vi sono due momenti estremamente critici che sono

  • Flashover: potremmo definirlo in punto di non ritorno tra la fase di propagazione e quella di incendio generalizzato: è un fenomeno di accensione termica globale per irraggiamento perchè i materiali solidi vengono riscaldati raggiungendo la temperatura di pirolisi che decompone il materiale producendo vapori combustibili, gas infiammabili e residuo carbonioso. Questi gas (idrocarburi, CO, composti volatili) si accumulano nell’ambiente ed essendo caldi salgono e formano uno strato sotto il soffitto che diventa una sorgente radiativa intensa. L’energia irradiata verso superfici e arredi cresce rapidamente.

    Più superfici si scaldano → più pirolisi → più combustibile gassoso → più calore → ancora più pirolisi


    Tutti i materiali pirolizzati presenti nel compartimento si accendono quasi contemporaneamente e passano da combustione localizzata a combustione generalizzata.
    I segno premonitori sono rapido aumento temperatura, fumo molto scuro e turbolento, rollover (lingue di fuoco nel fumo); calore insopportabile vicino al pavimento e vetri che si rompono.
  • Backdraft: la deflagrazione violenta causata dall’improvviso ingresso di ossigeno in un ambiente saturo di gas combustibili caldi non ossidati. Quando un incendio in ambiente chiuso consuma quasi tutto l’ossigeno, la combustione completa (ossidazione totale) non può continuare e si accumulano quindi monossido di carbonio (CO), idrogeno (H₂), idrocarburi volatili, vapori combustibili e particolato carbonioso. Questi gas sono non solo molto caldi e altamente combustibili perchè non ancora ossidati completamente dando vita a un ambiente chimicamente instabile. È un sistema energeticamente pronto alla combustione, ma limitato dalla carenza di ossigeno. Quando si ha una ventilazione improvvisa (apertura di una porta, rottura di una finestra, fessurazione strutturale) si ha entra aria fresca con conseguente ingresso di ossigeno e se la temperatura è sopra il limite di autoaccensione si ha un innesco istantaneo in tutto il volume. Questa deflagrazione origina una combustione rapidissima e una espansione violenta dei gas che generano onda di pressione e fiammata esplosiva
La fascia di colore nero rappresenta la temperatura = 60 °C dopo 150 secondi dall’innesco. In Italia la Temperatura massima di esposizione di persone non protette non deve essere superiore a 60 °C (immagine per gentile concessione dell’Arch.Martina Bellomia)

Dopo questa breve spiegazione è possibile ipotizzare che, una volta raggiunto il flashover, l’incendio non ha lasciato scampo a chi era rimasto intrappolato nel locale. Di sicuro, una pronta reazione di fronte al fuoco provando prima a spegnerlo con gli estintori accompagnato da un veloce esodo delle persone appena ci si è accorti dell’incendio (e non restanto a filmare con i telefonini!!) non dico che avrebbe portato a zero morti e zero feriti ma sicuramente a un bilancio nettamente meno tragico.

Come sempre questo articolo del mio blog è una semplice considerazione di quello che si presume possa essere successo e spigato in maniera estremamente semplificata. Non me ne vogliano pertanto i colleghi che leggeranno questo articolo. Le cause e le responsabilità potranno essere trovate solo ed esclusivamente dagli inquirenti che possiedono i dati e le prove per le opportune analisi scientifiche.

Foto all’interno del locale all’inizio della tragedia