CIAO CIAO WINDOWS…

Era un po’ che non scrivevo sul blog, un po’ per mancanza di tempo dovuta al lavoro, un po’ perchè ero impegnato in un passaggio che per me poteva rappresentare un problema lavorativo e quindi andava fatto per step: la migrazione da windows a linux.

PERCHE HO DECISO DI MIGRARE

A mio avviso ultimamente Microsoft ha fatto delle scelte poco legate alle esigenze degli utenti e molto legate al voler apparire, aggiungendo al sistema operativo una miriade di funzioni nascoste che poco servono all’utente medio. Ci si ritrova così con un sistema operativo che per attivarsi e restare li a far nulla vuole molte risorse in termini di CPU e RAM. Ho la fortuna di avere un PC discretamente performante che regge abbastanza bene a questo.

 

Quello che però è un problema è la stabilità del sistema operativo che fa a cazzotti con gli applicativi (al lavoro per esempio la mia workstation continua a fare a cazzotti con il software di disegno CAD che utilizzo) che evidenzia la mancanza di ottimizzazione del sistema operativo così come non passa mese dove gli aggiormanete installati non vadano a causare problemi in ogni dove (basta andare a leggere gli articoli della stampa specializzata per rendersi conto), uno per esempio in cui sono inciampato anch’io è la mancata riproduzione di file video (KB5064081)…

Ma per passare a linux il problema è…quale scegliere?

LINUX MINT

L’ecosistema Linux è fondato su software libero, stabilità e collaborazione, offrendo un’ampia scelta di distribuzioni adatte a ogni esigenza, dal server al desktop.
La scelta del ramo Debian è motivata dall’elevata affidabilità, dalla rigorosa gestione dei pacchetti e da cicli di rilascio orientati alla solidità.
Su questa base si innestano distribuzioni derivate che uniscono robustezza e semplicità d’uso. La più famosa è sicuramente Ubuntu ma a causa di alcune scelte forzate (pacchetti snap, eccessiva telemetria,…) ho deciso di puntare su Mint che riduce le forzature tecnologiche, privilegia le soluzioni mature e risulta spesso più lineare e “trasparente” per l’uso quotidiano

PREPARAZIONE E CONFIGURAZIONE

Per l’installazione basta scaricare la distro da sito linuxmint.com (consiglio, se non aveve proprio un vecchissimo pc la versione cinnamon edition) e, con l’aiuto di Rufus o bi Balena Etcher creare una chiavetta USB avviabile (visto che partite da Windows… consiglio il primo)

Prima di tutto avevo bisogno di mantenere Windows per gestire alcuni programmi proprietari che funzionano solo per lui: è possibile farli coesistere? La risposta è SI

In fase di installazione, Mint (con tutte le distro linux) chiede se vuoi usare tutto il disco per lui o solo una parte lasciando il sistema operativo originale. nel mio caso, avendo 2 dischi, uno è stato impostato per usare linux mentre l’altro è rimasto a disposizione di Windows. 

Il processo di installazione è semplice e intuitivo, basta seguire le varie schede di installazione (inserire la rete WIFI, permettere l’installazione dei codec proprietari,..) e occorre fare solo attenzione alla fase di installazione su disco. conclusa l’installazione vi verrà chiesto di riavviare e di togliere la chiave USB. Siamo pronti pe la nuova avventura…

Come potete vedere a primo impatto è molto simile a Windows, con il classico pulsante “Start” in basso a sinistra e le icone di sistema a destra a fianco dell’orologio.

Ok, avevo anticipato che avevo una macchina discretamente performante ma fidatevi, anche con un core i3 di 15 anni fa e solo 4Gb il sistema fuinziona alla perfezione e senza rallentamenti! Questa esperienza è stata fatta sul un vecchio PC del CVA Angera dove faccio il volontario che è ad uso e consumo dei volontari e vi assicuro che il PC non solo è rinato ma praticamente nessuno si è accorto delle differenze e vi spiego brevemente perchè…

  1. Linux Mint ha già di per se un aspetto che ricorda quanto più possibile windows in che aiuta l’utente comune a non incontrare troppe difficoltà nell’approcciarsi al nuovo sistema operativo.
  2. Per la navigazione c’è sempre il buon vecchio e collaudato Firefox ma questo lo conoscevamo anche su Windows quindi non cambia assolutamente nulla al cambiare del sistema operativo
  3. La struttura base del file sistem utente è sempre uguale a quella Windows: desktop, documenti, immagini, video, scaricati (al posto di download…) e npn si notano particolari differenze
  4.  Esplora risorse è sostituito da nemo ma l’esperienza di navigazione tra file e cartelle non cambia assolutamente
  5. Per le esigenze del comune utente ci sono tutti i programmi necessari per “lavorare”: oltre a Firefox, trovate già installato LibreOffice (la versione alternativa a Microsoft Office cha gli equivalenti Writer per Word, Calc per Excel, Impress per Powrepoint e Outlook? trovate sembre da Mozilla il caro Thunderbird) che diciamocelo chiaramente: per l’utilizzo comune è fin che mai (quanti di voi usano realmente tutte le funzioni di word o di excel?)

Ovviamente nel menù “start” trovate anche il gestore applicazioni dove installare anche altre applicazioni che potrebbero interessarvi (ad esempio GIMP per la grafica che è un ottimo sostituto di Photoshop ma parliamo anche di altri pacchetti office equivalenti come OnlyOffice fino al banale cliente desktop Telegram o WhapsApp che qui si chiama ZapZap e gestisce anche il multiaccount!).

Insomma, già solo questo dovrebbe spongervi a provare questa nuova esperienza, soprattutto se al momento siete equipaggiati con Windows 10 che non avrà più supporto….

E SE MI SERVE DI PIU?

Qui entriamo più nello specifico e, ahime, Microsoft ci mette lo zampino per far si che non sia sempre tutto realmente compatibile. I fole word salvati in formati nativo docx, così come gli excel xlsx e i poterpoint pptx si portano dietro configurazioni dei documenti che portano poi onlyoffice o libreoffice a aprirli ma a non impaginare correttamente i documenti. Peggio ancora se usiamo software proprietari che sono stati sviluppati solo per Windows. Come ovviare il problema? abbiamo 2 metodi.

WINE - Wine Is Not an Emulator

WINE è un (mi perdonino gli informatici per questa bestemmia) un virtualizzatore parziale di macchina Windows che permette di gestire le API (che non sono gli insetti volanti ma l’insieme di regole e funzioni che permettono ai programmi di parlare con il sistema operativo per far si che il programma chiede “fammi fare questa cosa” e Windows decide come farla in modo (si spera…) corretto e sicuro) e di “trascriverle” nel suo equivalente Linux…

Funziana? in alcuni casi si, in altri non perfettamente, in altri ancora lasciamo stare e, guarda caso, proprio Office è tra questi programmi

 

WINBOAT

WinBoat è uno strumento che permette di eseguire Windows su Linux utilizzando una macchina virtuale già pronta, integrata e semplificata permettendo di usare applicazioni Windows (anche pesanti, come software CAD) senza riavviare il sistema, sfruttando KVM/QEMU e l’accelerazione hardware.
L’obiettivo di WinBoat è offrire un’esperienza “quasi nativa”, riducendo la complessità tipica delle macchine virtuali tradizionali.

Il vantaggio principale è che l’utente deve solo aprire winboat e scegliere il programma da usare: con i tempi di avvio di windows aprirà direttamente a schermo intero la finestra di lavoro e vi sembrerà di lavorare su windows (cosa che effettivamente state facendo).

CONCLUSIONI

Per l’attività quotidiana Linux Mint mi ha convinto e, anche senza saperlo, anche molti volontari del CVA di Angera che lo hanno usato senza nemmeno accorgersi delle differenze, segno che la sua facilità d’uso non implica conoscenze profonde del sistema.
Passare da sistemi proprietari a sistemi open non è sempre facile e mi trovo mio malgrado ancora legato a Windows ma, almeno in questa fase transitoria, mi permette di utilizzare il buon windows 10 virtualizzato che non è pachidermico e instabile come 11.

Vi aggiornerò sull’evoluzione del progetto!

TED – Ternate Emergency Day 2025

Il Ternate Emergency Day è un evento annuale che si svolge al Parco Berrini di Ternate e coinvolge le Associazioni di Volontariato ANPAS e Protezione Civile.

L’evento, promosso da ANPAS Lombardia, è un’occasione per partecipare a eventi formativi, seminari o esercitazioni per testarsi sul campo e mettersi in gioco in scenari di soccorso.

Nello specifico, assieme ad altri colleghi istruttori di altre associazioni ho avuto modo di verificare la preparazione degli equipaggi partecipanti su 2 scenari specifici:

  • l’esplosione di un barbecue durante una grigliata con 3 feriti
  • l’incidente di un quad con 2 persone a bordo.

Lascio qui sotto qualche foto degli scenari specificando fin da subito che le persone sono state magnificamente truccate e addestrate per simulare i feriti…

Perchè nei commenti non mi racconti cosa ne pensi?

TORTA AI FICHI D’INDIA

VIsto che in Sardegna abondano, perchè non provare a farne una?

  • 7/8 fichi d’india
  • 250g di farina
  • 50g di farina di mandorle
  • 120g di burro
  • 150g di zucchero
  • 300g di yogurt
  • 1 bustina di lievito
  • Prepara i fichi d’india frullandoli e passandoli con il colino per eliminare i semi
  • In una ciotola unisci le farine con il lievito mischia il tutto
  • Ammorbidisci il burro
  • Nell’impastatrice metti il burro, lo zucchero e lo yogurt quindi amalgama il tutto per almeno 3 minuti
  • Unisci ora i fichi (almeno altri 3 minuti per amalgamare)
  • Aggiungi ora la farina (poco per volta per evitare la formazione di grumi!)
  • Metti il composto in una tortiera (circa 22cm) con carta forno e poi inforna a 180°C per 35/45 minuti

Brutta da vedere ma discretamente buona da mangiare!

PS: Se volete potete sostituire le farine con farina di riso per chi fosse celiaco, il procedimento è analogo ma fate attenzione alla cottura!

RISOTTO AI FICHI D’INDIA E BOTTARGA

Ammetto di essere stato un po’ (troppo) assente e di non aver aggiornato molto il blog ma purtroppo molteplici impegni mi hanno impedito di scrivere… ma non di sperimentare in cucina!

  • 320g di riso carnaroli
  • 1 scalogno
  • 6 fichi d’india
  • 1litro di brodo vegetale
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • bottarga da grattuggiare q.b.
  • 50g di pecorino sardo
  • Tagliate i fichi d’india e flullateli quindi con l’aiuto di un colino separate la polpa e i semi dal succo
  • Tagliate lo scalogno e mettetelo in padella con un filo d’olio extravergine d’oliva e fatelo dorare
  • Tostate il riso, sfumatelo con il vino e aggiungete 3/4 del succo di fichi d’india
  • Proseguite la cottura con il brodo vegetale
  • Terminate la cottura aggiungendo il restante succo di fico d’india
  • Spegnete la fiamma e aggiungete il pecorino lasciando per 2 minuti la padella col coperchio quindi proseguite mantecando
  • Impiattate e grattuggiate la bottarga a piacere (non lesinate sulla quantità ma nemmeno eccedere) e guarnite con un paio di fette di fico d’india

BUON APPETITO

BIELLE SOTTO LE STELLE 2025

Siamo a fine luglio e come ogni anno arriva l’evento più suggestivo della mia stagione motociclistica: il “Bielle sotto le stelle”.

Per chi ancora non lo conoscesse, il “Bielle sotto le stelle” è il moto giro in notturna tra i laghi (Varese, Comabbio, Maggiore, Mergozzo, d’Orta) e con tappa in vetta al Mottarone (la montagna che divide il lago Maggiore dal lago d’Orta), organizzata dall’infaticabile motoclub 100HP e patrocinato dal comune di Cassano Magnago.

Iscriversi costa 20€ e permette di aiutare l’associazione “più di 21” di cui trovate lo scopo (nobile) sul loro sito.

L’edizione 2025 è però più “fredda” della precedente: al via non si boccheggia dal caldo e dall’afa e abbiamo una gradevole temperatura di 25 gradi per via dei temporali del giorno prima e della pioggia caduta fino alle 18. Questo infatti non gioca a favore dell’evento perché, al via, siamo “solo” 160 moto (il che vuol dire raccogliere meno fondi per l’associazione). Per quanto ci riguarda siamo:

  • Io con il pompone (la 848 1° serie)
  • Sasà con la sua Harley-Davidson 883
  • Filippo in compagnia di Martina con il Yamaha TDM

Vale la solita regola prima della partenza, presentarsi al via benzinati e pisciati anche se ci saranno 2 tappe benzina ufficiali . Sarà un moto giro da fare in tranquillità come ben scritto su facebook nella pagina ufficiale e come ribadito prima del via anche perché non è che arrivando primi in vetta al Mottarone si vince la coppa…

All’arrivo a Cassano Magnago procediamo con l’iscrizione dove riceviamo il braccialetto che darà diritto al ristoro in vetta al Mottarone e la colazione e andiamo al bar a bere un caffè in attesa della partenza.

La nostra “safety car” che farà da apripista e ci guiderà nella notte…

PRIMA TAPPA

Alle 22:15 ci danno il via e iniziamo a prepararci. Tuta, casco, guanti e ci prepariamo a partire. Le staffette si preparano e si coordinano e alle 22:40 partiamo

Si parte in direzione Tradate, a seguire poi sulla SP233 fino al ponte di Vedano, e si prosegue fino a Capolago. Si costeggia il lago di Varese dal lato Schiranna/Calcinate/Gavirate seguendo la SP1. Si prosegue poi per Bardello, Biandronno, Ternate costeggiando quindi il lago di Comabbio. Passiamo infine per Varano Borghi, Corgeno, Vergiate e arriviamo infine sulla SS33 del Sempione dove tra Vergiate e Somma Lombardo facciamo una prima tappa di ricompattamento alla stazione di servizio lungo la strada che, disponendo di un’ampia area, riesce ad accoglierci tutti. Le staffette agevolano il passaggio perché, anche se meno numerosi rispetto allo scorso anno, siamo comunque una fila lunga qualche chilometro. Abbiamo percorso 57km

SECONDA TAPPA

Riprendiamo e le staffette ci fanno immettere sulla strada. Direzione Somma Lombardo per poi scendere sulla SS336 verso la centrale idroelettrica di “Porto della Torre” (e sconfiniamo così in Piemonte) quindi si prosegue per Varallo Pombia, Borgo Ticino, svolta per Campagnola, Comignago, Gattico, MAggiate e si arriva a Paruzzaro dove si fa tappa al distributore “Vega” per la prima sosta carburante. Percorsi 31km

TERZA TAPPA

Pronti nuovamente per la partenza, questa volta in direzione Arona. Giunti a Oleggio Castelo si svolta a sinistra e si inizia a percorrere l’Alto Vergante passando per Matrignasco, Ghevio, Nebbiuno, Massino Visconti per giungere a Lesa sul lago maggiore. Qui si prosegue lungo la sponda del lago passando per Belgirate, Stresa con a destra sul lago le isole Borromee mentre a sinistra l’Hotel Regina Palace (per i cultori del genere: dove fu girato il film “Grand Hotel Excelsior”), Baveno, Feriolo e Fondotoce dove, svoltando a sinistra (e subito nuovamente a sinistra) si inizia a costeggiare il lago di Mergozzo dove la strada ci conduce all’omonima cittadina che ci ospita qualche minuto, giusto il tempo di ricompattarsi e di indossare abbigliamento più consono per la prossima tappa: il Mottarone. Percorsi ulteriori 40km

Ripartiamo e appena fuori dal centro abitato si svolta a sinistra puntando verso Omegna passando per Gravellona Toce. Giunti a Omegna la si oltrepassa e si inizia a salire verso il Mottarone: Agrano, Bassola, Armeno, Cheggino e sempre più in alto fino alla vetta dove ci aspettano al Bar Alp per il ristoro. Vuoi negarti una penna aglio olio e peperoncino alle 4 del mattino in vetta? In alternativa c’è pasta al pomodoro… E abbiamo intanto aggiunto ulteriori 32km

In vetta clima fresco ma non gelido: 13° a quasi 1500m alle 4 del mattino non è male, tira solo un venticello fastidioso. Per chi farà la prossima edizione: o venite con il sotto tuta termico oppure vi portate una felpa o altro per quando si sale in vetta

La faccia di Salvatore la dice lunga su quanto sia piacevole l’aglio olio e peperoncino a quest’ora…

Dopo aver mangiato, un buon caffè e 4 chiacchiere all’aperto sotto il cielo stellato in attesa della ripartenza guastandosi il panorama che il Mottarone ci offre…

QUINTA TAPPA

Ci rimettiamo in sella pronti per la discesa, sono le 5:10 e si riparte per iniziare il rientro passando dal versante opposto del Mottarone percorrendo la strada privata “Borromea” che è a pedaggio. Mentre scendiamo inizia ad albeggiare, e il panorama è bellissimo! Mi fermo qualche secondo per uno scatto, tanto a fine discesa ci si deve ricompattare…

Una volta ricompattati percorriamo in direzione inversa la lacuale fino ad Arona (con attenzione al maledetto autovelox che ha già castigato molti di noi sia a 2 che a 4 e più ruote…), poi sulla SS33 del Sempione ci fermiamo al distributore IP di Castelletto Ticino per la seconda tappa rifornimento

Abbiamo intanto fatto le 6:30 e percorso ulteriori 43km. Un po’ di sonno inizia ad arrivare ma ormai siamo alla fine… Sasà invece abbandona per impegni mattutini e non sapendo quanto tempo ci vorrà per andare a Cassano Magnago e rientrare preferisce fermarsi qui.

SESTA TAPPA

Ultimo tratto con Muppet Bar di Cassano Magnago per chiudere il giro. Riprendiamo il Sempione passando sul ponte di ferro che collega Castelletto Ticino a Sesto Calende, proseguiamo per Vergiate, Somma Lombardo fino a Gallarate e infine Casano Magnago. Abbiamo percorso gli ultimi 27 km e ci aspetta la colazione con la patch di ricordo per farci tornare alla mente quanto è bello questo evento!

Prima di partire è doveroso salutare e ringraziare lo staff del 100HP perché non solo organizza un evento come questo ma permette a tutti noi partecipanti di farlo in sicurezza grazie alle loro infaticabili staffette che per tutta la notte ci hanno accompagnato in questa avventura.
All’anno prossimo per la 22°edizione!

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ADDIO PAPA FRANCESCO

Addio Papa Francesco, sarai ricordato come un riformatore, un pastore vicino alla gente, un uomo di misericordia ma soprattutto un volto umano nel cuore di un’istituzione spesso distante. Lo ricorderò anche in piena pandemia quando, con in sottofondo il suono delle sirene delle ambulanze, celebrava da solo e sotto la pioggia in una San Pietro desolatamente vuota il rito del venerdì Santo.

Che la terra ti sia lieve

SBK, COSI’ NON CI SIAMO!

Siamo solo al terzo round del mondiale SBK 2025 e devo dire che anche quest’anno il mondiale è uno schifo. Lo scorso anno il mondiale è stato vinto da Toprak Razgatlıoğlu (e come sempre onore al vincitore) con BMW che aveva le cosidette “superconcessioni”. Già sono contro a queste superconcessioni per 2 motivi

  1. Lo spirito della Superbike era di correre con moto derivate dalla serie e già per tutti i tifosi veri è comunque snaturata perché le moto attuali sono sempre più vicine ai prototipi, specialmente se vengono usati componenti in superconcessione;
  2. L’uso delle “superconcessioni” non invoglia lo sviluppo di base delle case motociclistiche che tanto avranno questo premio e al contrario va a danneggiare chi ha lavorato bene dall’inizio (in questo caso principalmente Ducati con la Panigale V4)

Ma cosa sono le “Superconcessioni”? Sono agevolazioni tecniche extra concesse alle case che non ottengono buoni risultati, con l’obiettivo (secondo chi ha pensato a questa assurdità)di rendere il campionato più equilibrato e spettacolare. Quindi meno piazzamenti fai e più avrai agevolazioni come l’uso di componenti speciali del motore (es. albero motore, valvole, testata), modifiche al telaio più libere rispetto a quelle normalmente permesse e addirittura l’introduzione di aggiornamenti che di solito sarebbero vietati in corso di stagione… Nel 2023-2024, la Honda e la BMW, che faticavano a tenere il passo di Ducati e Kawasaki, hanno potuto sfruttare questo regolamento per apportare modifiche significative alle loro moto nel tentativo di colmare il gap tecnico. BMW infatti ha realizzato un telaio prototipo che, anche grazie alle capacità del pilota turco, ha permesso alla casa bavarese di portarsi a casa il primo titolo mondiale costruttori. Ovvio però che l’aver vinto il mondiale significa che hai preso più punti degli altri e da qui il divieto di usare il telaio prototipo sulla moto 2025 (complice il fatto che BMW non è riuscita ad omologarlo anche per via nel numero minimo di moto non prodotte…)

Parte la stagione 2025 e subito il pilota turco a piangere per non poter usare il telaio prototipo e per la duplice vittoria Ducati con Nicolò Bulega che lo hanno portato subito a dichiarare che il campionato era un monomarca Ducati. Come già scrivevo però 2 anni fa per la MotoGP, è normale che i team privati cerchino il pacchetto più performante quindi non è colpa di Ducati se ci sono molte loro moto in griglia di partenza ma è colpa delle altre case che non riescono a fornire un pacchetto altrettanto competitivo.

Passiamo ora al cambio di regolamento “in corsa”: a inizio stagione ci si presenta con la moto ottimizzata in tutti i parametri per il campionato, dopo 3 round Ducati e BMW dovranno diminuire il flusso di carburante delle rispettive moto di 0,5 kg/h. Questo significa che i motori come quello della Panigale V4, per ridurre i consumi o abbassa il numero di giri (che vuol dire andare contro la natura stessa per cui il motore è stato progettato e ottimizzato) e deve per forza avere una combustione più magra il che significa meno potenza ma allo stesso tempo vuol dire anche temperature più elevate che si traduce in stress per tutti i principali organi meccanici (testata, valvole, pistoni, bielle, alberi) ma anche problemi di lubrificazione. Tutto questo può inoltre portare a detonazione e conseguenti problemi di affidabilità. Ne sa qualcosa Bulega che è stato appiedato dalla Panigale ben 2 volte (ipotizzo proprio per questi motivi visto che in generale la Panigale ha sempre dimostrato un’ottima affidabilità).
Per chi volesse approfondire gli argomenti tecnici può trovarli sul libro “Motori ad alta potenza specifica” di Giacomo Augusto Pignone e Ugo Romolo Vercelli che è uno dei sacri testi sull’argomento (attenzione, serve però un minimo di cultura tecnico-scientifica di base)

il bello di tutta questa porcata, dove chi ha lavorato meglio viene penalizzato e chi ha dormito continua a dormire visti gli scarsi risultati che continua ad ottenere (e parlo di un colosso come Honda per fare un esempio…), è Gregorio Lavilla che è responsabile della supervisione dell’intera struttura sportiva e organizzativa del WorldSBK, inclusi gli aspetti regolamentari, tecnici e promozionali. E il bello è che è stato uno dei piloti dell’era d’oro della WSBK, quando a organizzarla era FGSport (poi diventata Infront Motor Sports), società che ha gestito commercialmente e organizzativamente la SBK per molti anni facendolo diventare un vero campionato parallelo della MotoGP (che all’epoca erano le vecchie GP500).

Passiamo ai piloti: il campione del mondo in carica, per quanto gli va riconosciuto il “manico” (già ai tempi di Yamaha quando aveva una moto nettamente inferiore ma teneva il passo dei migliori) è il primo a lamentarsi quando non vince. Perse le prime due gare (vinte da Bulega su Ducati) già gridava al monomarca, ora si lamenta delle limitazioni ricevute (ma se vinci il regolamento è quello per quanto assurdo)… insomma, mancano i veri piloti Superbike, quelli come Polen, Roche, King Carl Fogarty, Pirovano, Falappa, Tardozzi, Chili, Russel, Slight, Bayliss, Haga… Tutta gente con i maroni e i contromaroni la cui unica preoccupazione era entrare in pista e dare gas. Magari un giorno vi parlerò di chi erano questi personaggi e di come era realmente la WSBK quando era una cosa seria…