Altro turno di servizio al CVA, altro risotto… Ieri sera ho provato una ricetta che avevo in mente da un po’ ma non avevo mai avuto modo di farla per svariati motivi. Vediamo come prepararlo
INGREDIENTI
500g di riso
2 litri di brodo vegetale
200g di more
200g di lamponi
200g di mirtilli
100g di ribes
cipolla (questo passa la sede…)
olio extravergine di oliva
PREPARAZIONE
Preparare il brodo vegetale
Sciacciate con l’aiuto di una forchetta la frutta
In una pentola mettete la cipolla tritata e un filo d’olio e far soffriggere
Aggiungete il riso e tostatelo per almeno 4 minuti
Sfumate con il vino bianco quindi proseguite la cottura aggiungendo il brodo
A metà cottura aggiungete la frutta quindi continuate la cottura
A fine cottura mantecate con l’olio extravergine di oliva
Impiattate e aggiungete come guarnizione 1 mora, 1 lampone, 1 fragola, 4/5 mirtilli e un rametto di ribes
Buon appetito!
Come sempre ricordo che essendo in turno devo stare attento a chi è in equipaggio con me e alle varie intolleranze di ognuno. La mantecazione senza burro è uno di questi motivi…
Ci sono voluti 15 anni da quel 23 settembre 2007 quando sul circuito di Motegi (proprio in casa del nemico) la Ducati vinceva grazie a Casey Stoner il suo primo mondiale MotoGP. Poi sono passati tanti piloti a cercare di domare quella scorbutica moto che solo l’asso australiano sapeva domare. Il testimone è passato da Filippo Preziosi a Luigi Dall’Igna dopo una brevissima e anonima esperienza con Bernhard Gobmeier come direttore di Ducati corse. Un lungo lavoro di ricerca e sviluppo per colmare il gap ma soprattutto rendere la moto più guidabile a tutti i piloti, ha permesso la conquista degli ultimi 3 mondiali costruttori.
Oggi però segniamo la data sul calendario perché il capolavoro ingegneristico italiano ha permesso a un pilota italiano, Francesco Bagnaia, di vincere il mondiale piloti (L’ultimo binomio italiano fu Giacomo Agostini/MV Agusta nel lontano 1973 nella classe 350)
Nuova puntata de “I risotti del turno del venerdì” e , ringraziando la SOREU che non ci ha attivati (ovviamente solo perché non c’erano urgenze in zona!) questa sera abbiamo provato il risotto cachi e taleggio con granella di mandorle.
INGREDIENTI
600g di riso
1 bicchiere di vino bianco secco
2l di brodo vegetale
5 cachi ben maturi
200g di taleggio
50g di mandorle
olio, sale q.b.
PROCEDIMENTO
Preparare il brodo vegetale
Mettete nella pentola un filo d’olio e aggiungete il riso facendolo tostare per bene (circa 5 minuti)
Aggiungete il bicchiere di vino bianco e fate sfumare
Aggiungete il brodo vegetale e iniziate la cottura
A metà cottura aggiungete i cachi frullati
Continuate la cottura finchè mancheranno 2 minuti a completamento della cottura quindi aggiungete il taleggio fino a fine cottura
Aggiungete un filo d’olio alla fine e proseguite la mantecatura
Molti mi potrebbero criticare la mancanza di soffritto o altri difetti ma, essendo in turno con più persone e non essendo un ristorante, cerco di evitare ogni possibile problema alimentare a chi è in sede (allergie, intolleranze,…)
Durante la pandemia COVID19 uno degli strumenti più menzionati è stato il saturimetro. Questo semplice apparecchio serve per sapere la quantità di ossigeno presente nel sangue che si è riusciti ad acquisire durante il processo di respirazione.
L’aria che inspiriamo attraverso la respirazione contiene il 21% di ossigeno. Durante il processi di inspirazione, il diaframma (il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale) si contrae e contemporaneamente i muscoli intercostali si contraggono e spingono in alto e in fuori la cassa toracica: all’interno della cassa toracica si crea una depressione e l’aria viene richiamata per compensare questa differenza di pressione (in poche parole i polmoni sono come dei palloncini non vincolati alla cassa toracica). Dopo essere entrata da bocca e naso, passa attraverso la faringe, la laringe, la trachea, i bronchi fino a raggiungere, infine, i polmoni. Quando l’aria giunge ai polmoni, a livello di alveoli polmonari avviene uno scambio gassoso grazie a cui l’ossigeno contenuto nell’aria inspirata entra nel circolo sanguigno, mentre l’anidride carbonica entra nel circolo dell’espirazione: il diaframma si rilascia assieme ai muscoli intercostali e i polmoni vengono compressi: l’aria in pressione tende ad uscire e, ripercorrendo in senso inverso le vie respiratorie, viene espulsa (vi è circa il 5% di anidride carbonica e il 16% di ossigeno residuo…).
I soccorritori, durante la valutazione ABCDE (Airways, Breathing, Circulation, Disability, Exposure) che si esegue sul paziente, posizionano l’apparecchio al punto B (dall’inglese Breathing=Respirazione) durante il quale si esegue OPACS (sigla che significa di Osservo, Palpo, Ascolto, Conto, Saturazione).
I valori possono essere così classificati
100%->96%: Saturazione ottimale
95%->91%: Saturazione sufficiente
90%->86%: Saturazione insufficiente
85% o inferiore: grave ipossia
L’emoglobina è la proteina che rende rosso il sangue. È composta di quattro catene proteiche, due catene alfa e due catene beta, ognuna con un eme a forma di anello che contiene un atomo di ferro al centro. L’ossigeno si lega in modo reversibile agli atomi di ferro e così viene trasportato attraverso il sangue. L’emoglobina è una straordinaria macchina molecolare che usa il movimento di piccole variazioni strutturali per regolare la sua azione. Nei polmoni, l’ossigeno che inaliamo si lega al ferro nelle molecole di emoglobina, questo fa sì che essa diventi di colore rosso vivo. L’emoglobina ossigenata, o ossiemoglobina, viene trasportata dai polmoni attraverso le arterie, nelle arteriole più strette e poi nei piccoli capillari. I capillari rilasciano l’ossigeno alle cellule dei tessuti, che lo utilizzano per produrre energia. Questo sangue ricco di ossigeno si chiama sangue arterioso. Quando l’emoglobina cede il suo ossigeno alle cellule cambia da rosso vivo a rosso scuro o bluastro/violaceo. L’emoglobina deossigenata viene trasportata ai polmoni attraverso le venule e le vene per raccogliere una nuova riserva di ossigeno. Questo sangue povero di ossigeno si chiama sangue venoso.
Il principio di funzionamento del pulsossimetro è quindi presto detto: sulla parte superiore che viene posizionata sul lato dell’unghia vi è una sorgente luminosa a due componenti, uno rosso visibile e uno infrarosso non visibile. Dalla porta opposta, sotto il dito vi è un fotorilevatore che capta la luce emessa dalla sorgente. In mezzo vi è il dito che funge da “resistenza”.
Conoscendo pertanto il valore di luce emessa e di luce rilevata e prendendo in considerazione solo la componente pulsatile (rappresentata dal sangue arterioso), l’apparecchiatura è in grado di calcolare il valore di saturimetria e il numero delle pulsazioni cardiache. La quantità di luce trasmessa attraverso i tessuti è quindi convertita in un valore numerico che rappresenta la percentuale di emoglobina satura di ossigeno.
Per questo il monossido di carbonio CO (che ricordo essere gas incolore, inodore e insapore, leggermente meno denso dell’aria ma soprattutto estremamente tossico), sostituisce rapidamente l’ossigeno nel gruppo eme, formando un complesso stabile chiamato carbossiemoglobina, 300 volte più stabile di quello formato dall’ossigeno e risulta è difficile da rimuovere. Questo abuso dei gruppi eme impedisce all’ossigeno di legarsi al ferro per essere trasportato ai tessuti, e può portare alla morte per soffocamento. Il monossido di carbonio inoltre non rende scuro il sangue pertanto e, in caso di ambiente con concentrazioni di CO superiori a circa 35 ppm, il paziente potrebbe presentare valori di saturimetria corretti letti dallo strumento che viene “ingannato”. Anche le unghie troppo lunghe sono un problema perché il polpastrello potrebbe non cade nel raggio d’azione del fascio luminoso che effettua la misura così come lo smalto o le unghie gel: gli smalti moderni non causano valori più bassi generalmente, ma è meglio toglierli mentre le unghie gel potrebbero generare falsi risultati dovuti alla formulazione del gel. Infine, le mani fredde: il freddo ha funzione di vasocostrittore e quindi il sangue scorre molto più lentamente nei capillari vasocostretti comportando una permanenza maggiore nel vaso sanguigno dove l’ossigeno continua a essere consumato dai tessuti che lo utilizzano, senza poter essere sostituito da una adeguata quantità di nuovo sangue ossigenato che arriva. Il pulsossimetro leggerà pertanto un valore inferiore a quello che è realmente trasportato nel corpo umano.
Parte da oggi (e cercherò di farlo ogni sabato) la rubrica “i risotti del CVA”. Perché al Corpo Volontari Ambulanza (ma che potrebbe anche essere interpretato come Ci Vogliamo Abbuffare visto che in associazione tutti sono delle buone forchette) non si vive di solo soccorso sanitario ma anche di momenti di condivisione e divertimento con i colleghi che ci sono in turno. Per questa prima puntata proviamo il risotto al mirto
INGREDIENTI (6 persone)
600g di riso
2l di brodo vegetale
1 manciata di bacche di mirto
1 bicchiere di liquore mirto
150g di pecorino grattugiato
100g di pecorino a pezzettini
olio, sale q.b.
PROCEDIMENTO
Mettere in un pentolino le bacche di mirto e farle bollire lentamente per almeno 30 minuti
Il “brodo di mirto”
Preparare il brodo vegetale
Mettete nella pentola un filo d’olio e aggiungete il riso facendolo tostare per bene (circa 5 minuti)
Aggiungete il bicchiere di mirto e fate sfumare
Aggiungete il brodo vegetale e iniziate la cottura, alternate 1 mestolo di brodo a mezzo mestolo di “brodo di mirto”
A fine cottura mantecate con il pecorino grattugiato
Impiattare aggiungendo le bacche di mirto cotte e il pecorino spezzettato
L’equipaggio pare aver apprezzato visto che non è rimasto nulla…
Molti mi potrebbero criticare la mancanza di soffritto o latri difetti ma essendo in turno con più persone e non essendo un ristorante, cerco di evitare ogni possibile problema alimentare a chi è in sede (allergie, intolleranze,…)
Correva l’anno 1983 e nel film “Vacanze di Natale” (l’unico vero e inimitabile cinepanettone!) Donatone Braghetti (interpretato da Giudo Nicheli) mentre è a Cortina d’Ampezzo declina l’invito della moglia a pattinare con un:
Personaggio carismatico, sempre pronto alla battuta e soprattutto all’improvvisazione con l’inserimento di slang in inglese, divenne principalmente conosciuto al pubblico per i ruoli interpretati nelle commedie italiani in cui ricopriva il ruolo del ricco industriale milanese o, come ne “i ragazzi della 3°C” il ruolo del Commendator Camillo Zampetti. . Un esempio di improvvisazione la si ricorda sempre in “Vacanze di Natale” dove, al termine della battuta, aggiunse improvvisamente un “Alboreto is nothing” che divertì la produzione e decisero di lasciarlo nel film (da notare anche l’ “impresa” compiuta….)
Il Dogui (soprannome derivante dall’inversione delle sillabe del suo nome), odontoiatra nella vita reale, se ne andava il 28 ottobre 2007, lasciando un vuoto tra i caratteristi nel cinema italiano. See you later, Dogui!
Questo Weekend si è corso in Malesia, penultimo appuntamento della MotGP2022.
Già sabato avevo detto la mia sulle qualifiche (rivoglio la formula della SuperPole), ma ieri i commenti che ho letto su diversi articoli e anche quanto scritto da certi giornalisti mi lascia basito.
Partiamo dal mezzo meccanico: la Ducati. A Borgo Panigale è dal 2007 con Casey Stoner che non vincono il mondiale. Il buon Filippo Preziosi, padre della “vecchia” Desmosedici ha lasciato il comando a Gigi Dall’Igna il quale, con tanta pazienza e ingegno, ha realizzato la moto che oggi è più performante del lotto. Chiaramente, i team privati hanno solo interesse ad avere moto competitive e quindi Ducati è riuscita a piazzare in griglia di partenza ben 8 moto (team factory Lenovo, Mooney VR46 Racing team, Gresini Racing team, Prima Pramac Racing team). Quando però in passato tutti ambivano ad avere Honda, nessuno gridava al fatto che fosse quasi un monomarca nipponico con almeno 6 Honda in pista (e ricordo che nel 2011 ci furono ben 3 Honda ufficiali affidate a Dovizioso, Pedrosa e Stoner).
Passiamo ora al pilota: Francesco Bagnaia. Pecco nella prima parte della stagione non ha vissuto delle bellissime esperienze, soprattutto quando in Quatar ha ammesso che erano indietro con lo sviluppo della nuova moto. Ci si è messa di mezzo anche qualche caduta e così tutti i vari leoni da tastiera hanno iniziato ad accusarlo e a rompere le palle invocando la sostituzione del pilota. Siamo arrivati a metà campionato (GP Germania) dove il distacco avrebbe fatto pensare che anche questo mondiale era andato. Pecco si è dimostrato forte psicologicamente focalizzando la sua attenzione al risultato (e facendo il ragioniere dove serviva nonostante l’asinata di misurare l’asfalto di Aragon per non stare dietro a Quartararo) mentre Quartararo è incappato in una serie di problemi che l’hanno portato a farsi rosicchiare il malloppo. Aggiungiamo anche che Pecco ha vinto 7 gare contro le 4 di Fabio.
Il grafico del punteggio dei due piloti dopo ogni tappa
Chiudo il posto con le considerazioni sul gioco di squadra: tralasciando che in ogni sport lo si fa, in questo mondiale non mi pare che Pecco abbia avuto tutti questi aiuti di cui si parla. Dopo il “fondo” in Germania ecco cos’è successo:
Vince Bagnaia su Bezzecchi (+0.444); 11° Bastianini; Quartararo KO
Vince Bagnaia su Vinales (+0.426), Miller 3°, Bastianini 4° (+1.651)
Vince Bagnaia su Quartararo, seguono Miller, Bastianini, Zarco; Bastianini Out
Vince Bagnaia su Bastianini in volata (+0.023); Marini 4°
Vince Bastianini su Bagnaia in volata (+0.043); Quartararo KO
Vince Miller; Bagnaia KO
Vince Oliveira davanti a Miller (+0.730) quindi Bagnaia (+1.968)
Vince Rins, Bagnaia 3°; 4° Bezzecchi e Bastianini 5°; a seguire Marini, Martin e Zarco
Vince Bagnaia su Bastianini (+0.270)
Sul fatto che Bastianini abbia fatto gioco di squadra è smentito dai tempi stessi registrati che riporto qui (fonte: sito ufficiale motogp.com). Finchè Bastianini (numero di gara 23) era in scia di Bagnaia (63) e viaggiavano su un certo tempo. Quando le posizioni si sono invertite, Bastianini ha fatto da tappo quindi, al contrario di quanto si dica, stava quasi avvantaggiando Quartararo che recuperava terreno. Qui non è sensazione o altro, è un dato oggettivo del cronometro. Sul cartello del team Gresini con una semplice indicazione “BAGNAIA”, credo che qualunque team factory chieda non di tirare i remi in barca ma almeno di evitare che i piloti si stendano tra loro inutilmente.
Per chi avesse la memoria corta, vi rimando in Portogallo 2006 dove il team factory Repsol Honda fece il danno: Hayden si giocava il mondiale contro Rossi e Pedrosa pensò bene di stendere il proprio compagno di scuderia rischiando di fargli perdere il mondiale. Ducati visse una tragedia in Argentina 2016 quando, con podio assicurato, Iannone per una entrata troppo decisa stese Dovizioso vanificando il lavoro del weekend…
Portogallo 2006: Pedrosa stende Hayden in lotta con valentino Rossi per il mondiale
Argentina 2016: Iannone (3°) a cannone stende un incolpevole Dovizioso (2°)
Fino al 2008 il campionato mondiale superbike era caratterizzato dalla Superpole: dopo le prove ufficiali in cui si decretava la classifica dei tempi sul giro in cui tutti i piloti potevano girare in pista, si iniziava con lo show della Superpole. Ogni pilota aveva a disposizione un giro secco per fare il miglior tempo e partire dalla casella più avanzata della griglia di partenza.
In termini di spettacolo, era possibile vedere ogni pilota avere la pista libera per poter fare quanto di meglio la moto gli permetteva.
Basta vedere quanto sta succedendo a Sepang: Morbidelli si è preso ben 2 long lap penalty per aver ostacolato sia Bagnaia che Marquez durante il loro giro lanciato costringendoli a chiudere il gas e perdere l’opportunità del giro buono. In più, nella MotoGP di oggi (ma anche degli ultimi anni…), non c’è sessione di prove dove qualcuno aspetta qualcun altro perché possa fargli da traino. Stessa cosa avviene in Moto3, dove ad Aragon Adrián Fernández è stato bloccato da due meccanici dello Sterilgarda Max Racing mentre usciva dal box per sfruttare il gancio buono per il gioco delle scie. Ovviamente il gesto dei 2 meccanici è stato condannato da più parti e si è giunti al licenziamento da parte dello steso Max Biaggi, proprietario del team.
Per questo servirebbe la cara, vecchia superpole dove si vedrebbe veramente il pilota quanto sa fare la differenza rispetto ai suoi avversari.
Lascio qui sotto un breve clip storico della SuperPole di Troy Bayliss ad Hockenheim nel 2000 commentato dal compianto Giovanni Di Pillo
Stasera ho deciso di mettermi ai fornelli e stupire la mia dolce metà visto che farà tardi al lavoro. Vediamo se poi la cena sarà all’altezza delle sue aspettative…
INGREDIENTI
500g di fesa di manzo
200g di funghi
150g di castagne
150g di pancetta a fette
brodo vegetale
sale, pepe, prezzemolo, olio d’oliva
PREPARAZIONE
Preparare il brodo vegetale;
Pulire i funghi e farli saltare in padella con olio di oliva, una pizzico di sale e di prezzemolo;
Stendere la carne su un piano, salarla e peparla e all’interno mettere i funghi e le castagne sbriciolate grossolanamente, quindi arrotolare su se stessa;
Stendere la pancetta su un piano sormontando le fette tra di loro, adagiare al centro la carne e quindi iniziare ad avvolgerla con la pancetta;
Legare o steccare il tutto e metterlo in una una pentola sufficientemente grande con olio, sfumare con il vino e proseguire la cottura a fuoco basso (calcolare 1 ora per ogni kg di carne) aggiungendo il brodo per evitare che secchi. Ricordatevi di girarlo per avere una cottura uniforme!
A fine cottura lasciarlo per non meno di 10 minuti nella pentola per far assorbire e ridistribuire i succhi all’interno della carne;
Tagliare a fette larghe e servire con il fondo di cottura.
Da servire con patate al forno o purea di patate e accompagnarlo con un bicchiere di buon Chianti 😉
EDIT: la presentazione è pessima (al taglio non ha tenuto la fetta e ha avuto tendenza a srotolarsi), il sapore invece è molto gradevole 🙂 Da lavorarci sulla presentazione!
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